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Archive for maggio 2010

E’ andata bene. E’ andata veramente bene. E’ andata che il sogno si è realizzato.

Ma all’inizio, non lo potevo sapere. Nessuno lo poteva sapere.

Certo, la suora che mi dava la sua benedizione – speriamo di farcela stasera – non aveva proiettato davanti a me scenari luminosi. Per scacciare i cattivi pensieri, sotto con la prima birra.

La piazza è un crogiolo di sudore, grida, facce diverse e magliette uguali.

Tutti condividiamo la stessa attesa.

I ragazzi davanti che broccolano una stangona di provenienza estera cercando, con del mediocre vino bianco, di guadagnarla alla causa….la loro ovviamente, non quella della Beneamata.

La ragazza minuta che, per trovare una migliore visuale per le sue foto, mi urta e fa si che la seconda birra mi bagni a dovere.

Il ragazzone partenopeo alla mia sinistra, partito alle 6 di mattina per venire a vedere la partita a Milano e che – mi confida con un certo orgoglio – ha già appuntamento a settembre con il suo tatuatore di fiducia per farsi disegnare il faccione di Zanetti (Capitano, O Mio Capitano) sull’avambraccio destro.

E poi mio fratello e mio padre, di nuovo riuniti a vedere una partita sperando di allontanare brutti ricordi e sinistre maledizioni.

E l’urlo liberatorio di una piazza intera, padri figli nipoti, per una gioia aspettata da tanto, troppo tempo.

Semplicemente, è stato bello esserci.

E vedere poi la città accendersi in un delirio nerazzurro, senza se e senza ma, per celebrare la Storia.

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Tra qualche giorno, una settimana più o meno, si voterà nel Regno Unito per eleggere un nuovo parlamento e, complice il fatto che il mio insegnante di inglese è  pure british (potrebbe sembrare scontato ma non sempre è così!), ho cominciato a seguire più da vicino le vicissitudini politiche della Gran Bretagna.

Dalle nostre conversazioni e da alcuni articoli letti ho scoperto l’esistenza di questo progetto chiamato “Give your vote”.

L’idea alla base di questo progetto, da quanto ho potuto capire, è la seguente. In un mondo globalizzato come quello odierno, le scelte politico-economiche-militari di qualunque nazione del mondo cosiddetto Occidentale influenzano pesantemente la vita nelle nazioni più povere: quindi gli abitanti di queste nazioni dovrebbero avere “voce in capitolo” sulla politica interna delle nazioni ricche, poiché questa le riguarderà da vicino – e qualcuno si chiederà dove sta la novità, in fondo ai tempi del colonialismo l’influenza era ancora più diretta.

Comunque, partendo da questa idea, l’iniziativa consiste nel “concedere” il proprio voto ad una persona residente in Afghanistan, Ghana o Bangladesh, tre nazioni in cui gli organizzatori di questa iniziativa hanno ravvisato un maggiore riflesso delle scelte politiche “locali” del governo di Sua Maestà.

In sostanza, aderendo al progetto, un cittadino britannico si impegna a votare per il candidato scelto da un suo “concittadino estero”. Il ragazzo afghano, a sua volta aderente al programma seguirà i dibattiti, si informerà (per le strade di Kabul o di Accra sono comparsi i manifesti di Brown, Clegg e Cameron), deciderà e poi invierà la sua intenzione di voto al suo avatar (?) inglese.

Non penso che dietro questa campaign ci sia la volontà di iniziare un percorso che porti ad un futuro “parlamento globale” (che a me, scusate, fa venire in mente il senato galattico di Guerre Stellari ), poiché gli enormi problemi che già oggi abbiamo con il parlamento europeo dovrebbero farci capire che non è una strada realmente percorribile (sussulto di realpolitik?).

Credo invece che sia una iniziativa concreta, e non simbolica, per sensibilizzare e dare consapevolezza che le nostre scelte influenzano una comunità più ampia di quella delimitata dai confini geo-politici e che quindi anche questa comunità oltre confine ha diritto di farsi sentire. Mi auguro davvero che simili iniziative possano svilupparsi anche in Italia.

Chiudo segnalandovi il sito di Egality, ovvero l’organizzazione di volontari dietro la campagna Give your Vote.

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