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Archive for giugno 2007

Sucker love is heaven sent.

You pucker up, our passion’s spent.

My hearts a tart, your body’s rent.

My body’s broken, yours is spent.

 Carve your name into my arm.

 Instead of stressed, I lie here charmed.

Cuz there’s nothing else to do,

 Every me and every you.

 Sucker love, a box I choose.

 No other box I choose to use.

 Another love I would abuse,

 No circumstances could excuse.

 In the shape of things to come.

 Too much poison come undone.

 Cuz there’s nothing else to do,

 Every me and every you.

Every me and every you,

Every Me…he

Sucker love is known to swing.

 Prone to cling and waste these things.

 Pucker up for heavens sake.

There’s never been so much at stake.

 I serve my head up on a plate.

It’s only comfort, calling late.

Cuz there’s nothing else to do,

Every me and every you.

Every me and every you,

 Every Me…he

Every me and every you,

Every Me…he

Like the naked leads the blind.

 I know I’m selfish, I’m unkind.

 Sucker love I always find,

 Someone to bruise and leave behind.

 All alone in space and time.

 There’s nothing here but what here’s here’s mine.

 Something borrowed, something blue.

 Every me and every you.

 Every me and every you,

 Every Me…he

 

Every you every me – Placebo

 

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Così titolava ieri lo speciale di Blob dedicato al candidato in pectore alla guida del Partito Democratico.

Non voglio dilungarmi troppo a commentare il discorso di ieri, il “mercoledì da Veltroni”, come hanno scritto altri. Chiunque di voi sia interessato può leggersi il discorso integrale qui e fare le sue considerazioni.

Stimo molto Veltroni e lo vedo come l’unica persona, tra quelle oggi presenti nel panorama politico della sinistra italiana, in grado di far fare il salto necessario alla Sinistra e al Partito Democratico. E’ una mia opinione.

Alcuni di voi, commentando il post di ieri, avevano più di una perplessità. C’è chi lo considera bravo come amministratore di una città ma non lo vede bene come premier, chi invece vorrebbe facce nuove per un partito davvero nuovo, chi pensa sia troppo buonista e non abbia i cosiddetti.

Le premesse per fare bene ci sono tutte, il tempo dirà come finiranno le cose. Lo aspettavo da tanto, ho sempre pensato che fosse lui il leader naturale del Partito Democratico. Mi ha ridato entusiasmo.

Chiudo qui, per il momento, la serie di post pro-Veltroni, ma ci ritornerò. Soltanto un ultimo appello…

aho! Waltereeee, nun me delude!

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Nell’attesa di conoscere il discorso con cui oggi pomeriggio Veltroni ufficializzerà la sua candidatura a leader del neonato PD, con la speranza che sia in grado di smuovere gli animi smarriti della sinistra e riportare la passione per “la bella politica”, mi consolo con le prime immagini di Indiana Jones 4.

Ecchecentra? Boh, sarà che ho alte aspettative anche per il nuovo Indy? (con l’elevato rischio che sarà una boiata tipo “La Minaccia fantasma”….)

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Ho già scritto qualche tempo fa della mia “scoperta” (tardiva) degli I’m from Barcelona. Oramai questa canzone mi è entrata in testa e non me la toglierà più nessuno.

Ho deciso di candirdarla a tormentone estivo. Affinchè tutti gli avventori presenti, passati e futuri del Dolphin Hotel possano cantarla nelle calde notti estive, vi riporto qui sotto testo e accordi.

Se non l’avete ancora sentita andate qui, oppure procuratevela in qualsiasi altro modo..

Do                                                Re
I'm gonna sing this song with all of my friends
          Sol                         Do
and we're I'm from Barcelona
Love is a feeling that we don't understand
but we're gonna give it to ya
 
We'll aim for the stars
We'll aim for your heart when the night comes
And we'll bring you love
You'll be one of us when the night comes

Buon inizio settimana a tutti



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Le pale sul soffitto continuavamo a girare. Lui le fissava ed immaginava di essere altrove, al fresco, su una spiaggia bianchissima lambita da un mare cristallino.

E invece no. Era sul suo divano di casa a soffrire il caldo, un caldo tremendo, “quest’anno sembra proprio di essere in mezzo al Sahara” disse a bassa voce. E cominciò a chiedersi come facessero mai i Tuareg a starsene nel mezzo del deserto, con quel caldo, coperti fin sopra i capelli da quelle strane tuniche blu. “Ci sarà una spiegazione scientifica”- pensò – ” non possono essere tutti matti. Se solo avessi seguito più spesso Quark forse ora avrei la risposta”.

I pensieri gli colavano giù lungo la schiena, insieme al sudore.

Si alzò e si avvicino al frigorifero. Lo aprì e si prese una lattina di Coca Cola ghiacciata.

Chiuse il frigorifero dietro di sé, si sedette al tavolino della cucina e felice come un bambino aprì la sua coke.

Tracannò la bibita in un attimo, fregandosene di quel che dicono i medici, che le bevande fredde vanno bevute a piccoli sorsi “…seee, così quando arrivo in fondo mi rimane una brodaglia calda!” mormorò tra sé e sé.

Poi accadde qualcosa di strano. Sentì un borbottio, appena accennato ma chiaramente udibile.

D’istinto si guardò la pancia: no, non c’era niente dentro di lui in subbuglio. Di nuovo quel borbottio. Guardò dentro al lavandino, ma dallo scarico niente e nessuno stava risalendo.

Ancora quel suono. Si voltò. Quel suono proveniva dal frigorifero.

Ebbe un attimo di panico.

Si ricordò di quel vecchio film sugli acchiappafantasmi … si ecco…c’era la scena in cui la ragazza apriva il frigo e vi trovava dentro quella creatura immonda risorta da un antico e misterioso passato.

Stronzate! Vediamo invece che c’è.

Apri deciso il frigo.

Una mano lo afferrò e lo tirò dentro.

Aprì gli occhi terrorizzato. Che incubo tremendo!

Il caldo, il deserto, quella strana scatola che si apre e si chiude…chissà cosa sarà mai, si chiese.

Per fortuna era a casa sua. Si vestì ed uscì all’aperto.

Che meraviglia l’aurora boreale” esclamò appoggiandosi al suo igloo….

 

(Borellino delle Fratte, XXI sec. d.C. –I Racconti del Cane Alsaziano).

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Chelsea Hotel

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Per una sorta di empatia, il Dolphin Hotel dedica un post al Chelsea Hotel di New York, nei giorni in cui si decreta la sua fine così come lo si è conosciuto e si annuncia che diverrà un resort di lusso.

In breve, il Chelsea Hotel non è l’albergo della figlia di Clinton, ma è stato il luogo di dimoraprediletto da artisti, poeti, scrittori, musicisti che sono transitati dalla Grande Mela negli ultmi 50/60 anni.

Certo, non ho avuto la fortuna di soggiornarci, ma posso vantarmi di aver dimorato presso il suo parente sfigato, ossia il Chelsea Hostel, poco lontano.

Vi riporto l’articolo da Repubblica

 

NEW YORK – “A rest stop for rare individuals”. Il suo motto è questo e ne ha ben donde. Perché il Chelsea Hotel è quello in cui nel 1953 il residente a lungo termine Dylan Thomas partì per l’ubriacatura che gli risultò fatale, in cui Sid Vicious accoltellò la fidanzata Nancy Spungen, in cui Arthur Clarke scrisse 2001 Odissea nello Spazio, Bob Dylan compose Sad Eyed Lady of the Lowlands, Allen Ginsberg e Gregory Corso si incontravano per scambiarsi parole e poesia. L’hotel del quale The New York Times Book Review ha scritto che “si può considerare uno dei pochi luoghi civilizzati della città, se per civiltà si intende la libertà dello spirito, la tolleranza delle diversità, la creatività e l’arte”. Un mito della storia recente insomma, newyorkese ma non solo. Sul quale, però, cala il sipario. L’hotel cambia di mano, e diventa albergo di lusso, destinato con buone probabilità a ospitare le Paris Hilton di turno o le celebrities da copertina.

Fino a oggi, e per sessant’anni, l’edificio nel quale hanno vissuto le stelle della corte di Andy Warhol – Edie Sedgwick, Viva, Ultra Violet, Candy Darling – immortalate dal padre della pop art nel film Chelsea Girls del 1966, era stato gestito dai membri della famiglia Bard. Pronti a far credito a tutti in cambio di un pizzico di creatività. Adesso, i Bard sono stati messi da parte dal consiglio di amministrazione, che ha affidato il timone dell’hotel a un team reduce dalle ristrutturazioni di tre alberghi extralusso di Manhattan, il Chambers, il Maritime e il Bowery Hotel: alberghi di divi, modelle e stilisti, personaggi dal cachet ben diverso dagli artisti che oggi, in forma di fantasma, popolano le stanze del Chelsea.

La decisione di rimpiazzare Stanley Bard, 73 anni, e suo figlio David, 41, con un nuovo management ha provocato allarme tra gli artisti. “E’ un disastro”, commenta sintetica Jeanne Claude, moglie e partner creativa dell’artista Christo, che col marito ci abitò negli anni Sessanta, e spesso senza pagare l’affitto. Ma i Bard ci passavano sopra, chiedendo, in cambio, di lasciare un’opera d’arte prima della partenza.

Un passato prestigioso, quello dell’albergo, e un posto d’onore nella storia della cultura. Costruito nel 1883 con dodici piani di appartamenti per 40 famiglie (la prima coop di Manhattan), restò fino al 1902 l’edificio più alto di New York. Nel 1905 divenne hotel per clienti a lungo termine. Nel corso della sua lunga vita ci hanno abitato, o sono comunque passati di lì, Mark Twain e O. Henry, Jack Kerouac e Arthur Miller (che ci scrisse After the Fall), Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir, Tom Wolfe e Gore Vidal, Patti Smith che divise una stanza con Robert Mapplethorpe.

E quei locali sono stati anche fonte di ispirazione per tante canzoni, dalle quali sono stati immortalati: Chelsea Morning di Joni Mitchell (che indirettamente ha dato il nome a Chelsea Clinton), Third Week in the Chelsea dei Jefferson Airplane, Like a Drug I Never Did Before di Joey Ramone. Resta il ricordo di quello che, come scrive The International Herald Tribune, “è stato una specie di Torre di Babele della creatività e delle cattive abitudini e che alcuni dei cervelli più sballati e autodistruttivi del mondo, almeno una volta, hanno chiamato ‘casa’”.

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Waiting for Walter

veltroni.jpg

Sarà lui il segretario del PD? Sarà lui a (ri)mettere sulla buona strada un partito che non è partito (scusate i bisticcio di parole) proprio bene, per non dire male?

Aspettiamo, aspettiamo di sapere….

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