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Archive for marzo 2007

Per accompagnarvi nel weekend, vi lascio il video di Friday I’m in Love dei Cure..bella la canzone, divertente il video, insomma a me mette buonumore!

Vi avverto, non si vede benissim,o ma è quanto di meglio ho trovato in questo venerdì sera d’ufficio.

SGRUNTT mi sono accorto che il proprietario del video non lo vuole condividere..scusatemi

I don’t care if Monday’s blue
Tuesday’s grey and Wednesday too
Thursday I don’t care about you
it’s Friday I’m in love

Monday you can fall apart
Tuesday Wednesday break my heart
Thursday doesn’t even start
it’s Friday I’m in love

Saturday wait
and Sunday always comes too late
but Friday never hesitate…..

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Figurine Panini

 

panini.jpg

Notizia appena letta, purtroppo ci ha lasciato l’editore Franco Panini, il papà delle figurine.

Alzi la mano chi non ha mai avuto in casa un album di figurine Panini e, immancabilmente, non è riuscito a finirlo..

Ho dei ricordi piacevoli di quando, bimbo alle elementari, la mattina arrivavo e trovavo ad attendermi, fuori della scuola, il tizio che distribuiva gli album di figurine nuovi…quelle dei calciatori, quelle degli animali (viventi ed estinti), quelle dei Puffi…

C’era sempre 1 bustina in omaggio. I più furbi o i più intraprendenti riuscivano a farsene dare anche due o tre. Io non ero tra questi.  Sempre troppo timido o bloccato da chissa che cosa non gliene chiedevo mai più di una o, se mi ardivo a farlo, lo facevo comunque senza insistenza nè convinzione.

Però che bello incollare le figurine e fare a cambio con i compagni di classe…

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il-sogno-della-tigre.jpg

Tiger! Tiger! Burning bright

in the forests of the night

what immortal hand or eye

could frame thy fearful symmetry?

——-

Tigre! Tigre! Divampante fulgore

nelle foreste della notte

quale fu l’immortale mano o l’occhio

che ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?

(William Blake – The Tiger, Songs of Experience)

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the-doors.jpg

Giorno più, giorno meno, sono passati 40 anni dall’uscita del primo ed omonimo disco dei Doors, band californiana che non ha bisogno di presentazioni.

La magia della loro musica, così come l’innovazione che portarono, è nota a tutti.

Il destino da “icona da t-shirt” del buon Jim pure, anche se non credo lui ne sarebbe andato fiero.

Quando penso ai Doors, penso a The End, e quando penso a The End, mi vengono in mente le immagini iniziali di Apocalypse Now….

 

This is the end
Beautiful friend
This is the end
My only friend, the end

Of our elaborate plans, the end
Of everything that stands, the end
No safety or surprise, the end
I’ll never look into your eyes…again

 

Can you picture what will be
So limitless and free
Desperately in need…of some…stranger’s hand
In a…desperate land

 

Lost in a roman…wilderness of pain
And all the children are insane
All the children are insane
Waiting for the summer rain, yeah

 

There’s danger on the edge of town
Ride the king’s highway, baby
Weird scenes inside the gold mine
Ride the highway west, baby

 

Ride the snake, ride the snake
To the lake, the ancient lake, baby
The snake is long, seven miles
Ride the snake…he’s old, and his skin is cold

 

The west is the best
The west is the best
Get here, and we’ll do the rest

 

The blue bus is callin’ us
The blue bus is callin’ us
Driver, where you taken’ us

 

The killer awoke before dawn, he put his boots on
He took a face from the ancient gallery
And he walked on down the hall
He went into the room where his sister lived, and…then he
Paid a visit to his brother, and then he
He walked on down the hall, and
And he came to a door…and he looked inside
Father, yes son, I want to kill you
Mother…i want to…fuck you

 

C’mon baby, take a chance with us
C’mon baby, take a chance with us
C’mon baby, take a chance with us
And meet me at the back of the blue bus
Doin’ a blue rock
On a blue bus
Doin’ a blue rock
C’mon, yeah

 

Kill, kill, kill, kill, kill, kill

 

This is the end
Beautiful friend
This is the end
My only friend, the end

 

It hurts to set you free
But you’ll never follow me
The end of laughter and soft lies
The end of nights we tried to die

 

This is the end

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filastrocca.gif

Oggi è lunedì e fuori piove o ha appena smesso. L’umore perciò non è dei migliori.

Questa mattina mentre ero in tram, non so perchè, mi è tornata in mente una filastrocca che mi avevano insegnato delle ragazze conosciute in vacanza studio in Inghilterra, ormai tanti anni fa.

Ho pensato di postarla per ridare un pò di buonumore a chi passerà di qui in questo grigio lunedì.

Ah, questo è il testo che mi ricordo io, se qualcuno la conosce meglio e vuole suggerire delle modifiche, queste saranno benvenute!

A come avventura

B come bravura

C come canaglia che con me viene in questura

D come diamante

E come elefante

F è un furfante che in galera finirà

G c’è tanta gente

H non c’è niente

Immediatamente alla L passerò

L l’animale

M menomale

N è già Natale e tanti doni porterà

O per ottantotto

P sta per Pinocchio

Q questo orsacchiotto vuol dormir con me

R come regno

S come scrigno

T tutte le rane quanti principi faranno

Uh che bella storia

che Vi ho raccontato

Zzz ho tanto sonno ed a letto me andrò

sotto le coperte tutte le parole

fan le capriole e un’altra storia vi dirò

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Riprendiamo un discorso fatto qualche post fa sull’opera di Go Nagai, punto di riferimento imprescindibile per chiunque sia anche solo minimamente appassionato di anime giapponesi o, se preferite, dei cartoni animati giapponesi con protagonisi robot vari.

In questo post raccontiamo la storia (grazie a Wikipedia) di questo signore qui sotto, ovvero il Grande Mazinga

grandemazinga22.jpg

La Storia

La storia inizia in pratica da dove terminava quella di Mazinga Z, anche grazie ad un episodio cinematografico che fa da ulteriore ponte fra le due serie (Mazinga Z contro il Generale Nero).

La Terra è sotto la minaccia dei Mikenes, un antico popolo mediterraneo che un cataclisma aveva costretto a rifugiarsi per millenni nelle viscere del pianeta, affidando la loro sopravvivenza a un sole artificiale. In età recente, un gruppo di ufficiali guidati dal Generale Nero, che hanno convertito i propri corpi in quelli di giganteschi automi, si impadronisce con la forza del regno e ne trasforma la popolazione (compreso il loro monarca Kerubinus) in soldati robot o in mostri da combattimento, con l’evidente scopo di iniziare una guerra di conquista.

A capo dei Mikenes – anche se non prende mai parte ai combattimenti – è un colossale essere di fiamma noto come Imperatore delle Tenebre, probabilmente una potenza infernale. È certo la sua influenza a risvegliare i Mikenes da un lungo sonno e a spingerli all’azione, anche se essi sanno (come afferma lo stesso Generale Nero) che solo in questo modo potranno finalmente lasciare il sottosuolo e avere un luogo migliore e più luminoso dove vivere.

I Mikenes prestano dapprima un certo aiuto al Dottor Hell, impegnato nella sua lotta contro Mazinga Z, ma, preso atto della sconfitta dello scienziato, decidono di sferrare un attacco diretto alla Terra. I loro mostri distruggono Tokyo e altre metropoli mondiali e, nell’arco di due violenti scontri, danneggiano in modo gravissimo Mazinga Z, nuovamente intervenuto sul campo di battaglia. A questo punto, però, compare all’improvviso un nuovo robot di nome Grande Mazinga, fatto costruire segretamente da Kenzo Kabuto, che affronta con inusitata energia i giganti mikenes e riesce ad abbatterli. Da quel momento ha inizio una nuova guerra, e di conseguenza la seconda serie animata.

Il Grande Mazinga riprende ed evolve la tecnologia di Mazinga Z: corazzato con una nuova superlega (chiamata Nuova Zeta o NZ), è anche più alto (25 metri) e meglio armato: può ad esempio lanciare potentissime scariche elettriche e scagliare un boomerang che porta sul petto. Possiede inoltre la capacità di volare da solo grazie a due ali retrattili che porta sulla schiena, mentre Mazinga Z doveva attendere l’invio del Jet Scrander, uno speciale modulo al quale agganciarsi.

La nuova base di difesa terrestre viene stabilita nella Fortezza della Scienza (o delle Scienze), un complesso sulle rive giapponesi dell’oceano Pacifico che può anche immergersi e volare con la parte superiore. A dirigerla è Kenzo Kabuto, figlio di Yuzo (l’anziano costruttore di Mazinga Z), nonché padre di Koji Kabuto (il pilota di Mazinga Z, in Italia ribattezzato Ryo) e del fratello minore Shiro. Creduto morto a seguito di un incidente nucleare, Kabuto è in realtà sopravvissuto grazie all’adozione di un corpo meccanico. Oltre a costruire il Grande Mazinga ne ha anche cresciuto ed addestrato il pilota, Tetsuya Tsurugi, un orfano dal grande coraggio ma dal carattere molto impetuoso. Kabuto cela per lungo tempo a Shiro la sua reale identità e riversa parte del suo affetto paterno su Tetsuya, fatto che avrà conseguenze drammatiche nel finale della serie.

Come in Mazinga Z, al Grande Mazinga viene affiancato un secondo robot di sembianze femminili, ma di minore potenza: si chiama Venus Alfa ed è pilotato da Jun Hono, una ragazza mulatta (è figlia di un giapponese e di un’africana) che vive anch’essa alla base, senza che tra lei e Tetsuya nasca un legame sentimentale diverso da un’amicizia/rivalità.

Ai due si aggiungono infine il Boss Robot, che dopo l’esperienza al fianco di Koji si sposta in un capannone a poche centinaia di metri dalla fortezza, e molto più avanti il Junior Robot, un automa costruito da Kenzo Kabuto per il figlio Shiro, ma assai raramente impiegato nei combattimenti viste le sue modeste possibilità. La sua apparizione ed il suo aspetto si devono ad un concorso della casa di produzione, che aveva invitato i giovani spettatori del cartone a disegnare un robot per Shiro.

Sia Tetsuya che Jun si mettono ai comandi dei robot entrando nella loro testa con speciali navicelle (Il Brain Condor e la Regina delle Stelle). Tetsuya dispone anche di una speciale motocicletta armata con pugni a razzo.

I combattimenti vedono generalmente impegnati prima Venus e Boss che quasi mai riescono a fermare i mostri guerrieri di Mikenes, e quindi l’intervento del grande Mazinga, il quale si trova a suo agio sulla terra come nei duelli aerei. I Mikenes dispongono di una base sottomarina (cui affiancheranno poi una base avanzata a forma di isola, fatta costruire dal Duca Gorgon) e si portano sull’area degli scontri con una gigantesca fortezza volante di oltre 600 metri di diametro, chiamata Mikeros. A dirigere l’attacco sono uno o più dei sette Generali del regno, che rappresentano le sette classi dei mostri di Mikenes (Yuri Cesar per i mostri umani, Draiato per i rettili, Vardallah-Birdaler per gli uccelli, Rygar per i mammiferi, Scarabeth per gli insetti, Angoras per gli anfibi e Hardyas per i morti). Particolare di rilievo: i generali hanno le stesse dimensioni dei loro mostri! In posizione più defilata è il ministro Argos che si occupa di missioni di spionaggio.

Nonostante riporti spesso danni rilevanti, il Grande Mazinga esce vincitore da ogni battaglia, e sotto i suoi colpi cadono prima il principe Kerubinus (che, indotto dai Mikenes a combattere sotto la falsa promessa di riavere il suo regno, finisce poi per lanciarsi in un attacco suicida contro di loro), quindi Gorgon (al cui posto arriva la Marchesa Yanos, esperta di intrighi) e poi lo stesso Generale Nero, che affronta il robot terrestre in un epico duello all’arma bianca. L’imperatore delle Tenebre decide allora di richiamare dall’inferno il Dottor Hell, che viene trasformato nel Gran Maresciallo del Demonio ed incaricato del comando delle operazioni al posto del valoroso predecessore. I suoi mostri, della cui progettazione – a differenza del Generale Nero – egli si occupa direttamente, si rivelano più potenti dei precedenti, e arrivano spesso ad un passo dalla vittoria finale.

Le ultime puntate dell’anime sono di grande intensità. Usando la nuova base volante Demoniaca, i Mikenes sferrano un durissimo attacco alla Fortezza delle Scienze, nel corso del quale lo stesso Kabuto resta ferito. In soccorso arriva il dottor Yumi, il direttore dell’Istituto di Ricerche Fotoatomiche dove ancora si trova Mazinga Z. Di fronte al precipitare degli eventi, Yumi gioca l’ultima carta, facendo tornare con un volo supersonico Koji Kabuto dagli Stati Uniti. Il ragazzo si rimette ai comandi di Mazinga Z, ricostruito in gran segreto grazie all’aiuto di Kenzo Kabuto e ripotenziato con la stessa lega del Grande Mazinga, ed il suo contributo è determinante per respingere i nemici.

Pochi giorni dopo, l’intero stato maggiore di Mikenes scende in campo per lo scontro decisivo. Malgrado la perdita di tutti i mostri guerrieri, i Mikenes riescono nell’intento di dividere fra loro i due Mazinga, e sono sul punto di distruggere il robot di Tetsuya. Separatosi dagli altri, il dottor Kabuto solleva allora la sua fortezza e la scaglia in un attacco suicida contro Demonica, inchiodandola a terra e capovolgendo le sorti della battaglia. Malgrado lo sconcerto di Koji per il gesto del padre, i due robot reagiscono, distruggono i generali di Mikenes che escono anch’essi a combattere, cingono d’assedio la fortezza e la investono con i mortali Raggi Gamma. Ad essi si aggiungono anche Venus e Dianan A , richiamata da Sayaka, che ha frattanto raggiunto la base. La devastante esplosione di Demonica uccide i suoi occupanti e segna la fine della lunga guerra, anche se del Grande Imperatore non si saprà più nulla (la sua figura viene ripresa più avanti nel manga di Ufo Robot Goldrake, disegnato sempre da Ota).

Resi gli ultimi onori a Kabuto, il Grande Mazinga e Mazinga Z si ritirano dalla scena: nell’episodio cinematografico Ufo Robot Goldrake contro il Grande Mazinga li vediamo collocati nel Museo dei robot nei pressi di Tokyo, dove sono diventati simboli di pace.

Per chiudere un filmatino: Tetsuya che percorre interminabili gallerie sotterranee fino ad uscire e congiungersi con il Grande Mazinga che emerge dalle acque …

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Il telefono risuonò nella camera.

Il suono arrivò al suo cervello molto lentamente, facendosi strada a fatica nelle nebbie del subconscio, dapprima flebile, poi sempre più insistente.

Pronto?-

Ti sto aspettando –

Scusi?-

…… –

Chi parla?-

…. –

Chiunque fosse aveva riattaccato. Si tirò su e si mise a sedere sul letto. Si sentiva la testa pesante, faceva fatica a ricordarsi dove si trovasse e perché. Normale. Lo avevano svegliato in piena notte e in malo modo. Respirò a fondo, scostò le lenzuola, entrò in bagno.

Dopo essersi lavato il viso, come se qualcuno avesse premuto il tasto on, il suo cervello riprese a funzionare.

Ecco. Era in un albergo, uno uguale a tanti altri, per una questione di lavoro. Sì, il giorno dopo avrebbe dovuto incontrare quel rappresentante di cosmetici cui doveva presentare un nuovo prodotto. Avevano appuntamento l’indomani mattina alle 10:00.

I caratteri rossi e nitidi dell’orologio digitale sul comodino dicevano 03:23.

“No, non poteva di certo essere lui che mi stava aspettando.”, pensò, “Qualcuno ha sbagliato numero e poi, resosi conto dell’accaduto, ha riattaccato subito. Poteva però almeno chiedere scusa per avermi svegliato.”

Rientrò in camera camminando lentamente, si sedette sulla poltrona e accese la televisione.

Vecchi film, televendite, repliche dei programmi del pomeriggio, annunci porno-soft, una tizia che legge le carte…off. Schermo nero. Stava per rimettersi a dormire quando sentì bussare forte alla porta. Due volte.

Per lo spavento gli cadde in terra il telecomando. I suoi piedi si fermarono e si incollarono al pavimento, tutti i muscoli si erano bloccati. Cercava di non fare alcun rumore.

Una voce metallica e priva di espressione giunse dal corridoio – Ti sto aspettando –

Passarono alcuni minuti, poi i suoi muscoli riacquistarono la forza e la volontà di muoversi. Si avvicinò alla porta e guardò dallo spioncino.

Corridoio deserto.

Istintivamente aprì la porta e mise la testa fuori per vedere chi c’era, ma non scorse nessuno.

Se ne sarebbe dovuto rientrare in camera e lasciar perdere, invece richiuse la porta dietro di sé e si avviò lungo il corridoio, vestito solo del suo pigiama blu.

“Giusto così, per dare un occhiata”, si giustificò, “voglio vedere chi è che si diverte a rompere le scatole alla gente nel cuore della notte”. Girò l’angolo e arrivò nel pianerottolo degli ascensori, che era stato abbellito da due enormi vasi con dentro delle piante di cui non avrebbe saputo indovinare il nome.

Si fermò un istante.

Seduto sul bordo di uno dei due vasi c’era un vecchio.

Notò che era ben vestito, con un completo scuro, ma che non portava le scarpe. Cominciò ad avvicinarsi con passo timido. Guardandolo meglio non lo si sarebbe proprio definito un vecchio, però aveva il viso così stanco e segnato da profonde rughe che sicuramente dimostrava più anni di quanti ne avesse in realtà. L’uomo seduto, tuttavia, non si mosse, né voltò la testa per guardarlo.

-E’ lei che mi stava aspettando?- chiese.

Di scatto, il vecchio si girò e gli afferrò il polso con forza. La sua mano era gelida.

——–

L’orologio da polso segnava le 8 e 30. L’addetta alle pulizie stava finendo il consueto giro del corridoio, imprecando dentro di sé perché quello era solo il quarto e di piani ne doveva fare ancora sette. Arrivò all’ascensore, lo chiamò e attese.

Nel mentre, si accorse che c’era qualcosa per terra, vicino a quei due vasi con le piante, che a lei proprio non piacevano ma che la direzione aveva fortemente voluto mettere su ogni pianerottolo.

Guardò meglio, era un pigiama blu..

(Borellino delle Fratte, XXI sec. d.C. –I Racconti del Cane Alsaziano)

 

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