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Archive for febbraio 2007

Il denaro non ha età?

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Quando la sera mi capita di rientrare a casa ad un orario decente, sono un po’ di volte che mi imbatto in un gruppo di persone alquanto curioso.

Di fronte ad una banca, o meglio, di fronte allo schermo con le quotazioni di chiusura dei mercati finanziari (chiaramente visibile da fuori) staziona questo gruppetto di non più giovanissimi signori – che ti immagineresti fuori da una bocciofila o al bar a farsi un bianchetto prima di rientrare a casa per cena – che dissertano di alta finanza:

         “ Guardà lì, le Imprègilo hanno fatto più 0,4%…”

         “Si dice Impregìlo, non Imprègilo, ignorante …”

         “Beh, comunque io so perché, so che storia c’è dietro, ho letto questo e quest’altro…”

e via dicendo.

Ma chi sono?

Una banda di idealisti anticapitalisti che tutti i giorni sono lì a gufare che il sistema crolli?

Una associazione di ex-trader che non riesce a perdere il vizio?

Una classe di un’università per la terza età in gita per comprendere i meccanismi dei mercati finanziari?

Il gruppo del tresette del venerdì pomeriggio che è stanco di giocare a carte e vuole giocare in Borsa?

 

Chissà se avrò mai una risposta …..

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Mocciati

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Dal sito di Repubblica

ROMA – È polemica nella capitale sui lucchetti dell’amore a Ponte Milvio. Nell’ultimo anno, seguendo le orme di Gin e Step, i protagonisti del libro “Ho voglia di te” di Federico Moccia, centinaia di giovani coppie innamorate si sono giurate amore eterno lasciando i propri lucchetti sui lampioni di quello che è il più antico tra i ponti ancora integri di Roma, menzionato per la prima volta nel 207 avanti Cristo. E le chiavi? Gettate nel Tevere.

L’Ulivo, gruppo di minoranza nell’unico municipio – il XX – governato dal centrodestra a Roma, propone di ripulire i lampioni. La Casa delle Libertà dell’ex circoscrizione insorge, e alla fine, dal Campidoglio, il sindaco Walter Veltroni dice: “Se non ci sono problemi per la stabilità dei lampioni e del ponte, non vedo nulla di male a che i lucchetti restino. Mi sembra una manifestazione spontanea e bella” (….).

 

Ne parlavamo a cena con amici qualche giorno fa, di questa assurda storia dei lucchetti di Moccia.

Quando la letteratura … ehm.. sarebbe meglio dire dei caratteri neri su sfondo bianco .. fa danni.

 Ma soprattutto, Waltere ….. perché??

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Beh, questo non è sicuramente un post originale. E’ anche piuttosto facile, per chi naviga verso i 30, riconoscere in Daitarn 3 un imprescindibile punto di riferimento.

Ma soprattutto, visto che è da poco che frequento Youtube, avevo un gran voglia di postare un video!

E questo mi sembra adatto alla bisogno, soprattutto il lunedì sera prima di scappare dall’ufficio….

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Dopo un numero di anni imprecisato, sono di nuovo andato ad una festa in maschera. Questo ha presupposto il difficile compito della ricerca di un’idea di travestimento e, in seconda battuta, del travestimento vero e proprio.

Ora, poiché io sono uno che prende le cose troppo sul serio, sono stato colto dall’ansia da travestimento, per la incontenibile gioia di chi mi sta accanto.

Dopo aver dedicato un intero sabato alla causa, il risultato è stato “Ezechiele lupo”, o se preferite il “Lupo cattivo”. Anche perché, per complicare il tutto, la festa in maschera era a tema…le favole.

Dunque, se sopra potete vedere il modello cui umilmente mi sono ispirato, al momento non è ancora possibile vedere il risultato…prometto che appena avrò a disposizione delle foto provvederò, dimenticandomi per un attimo di avere una dignità, a farvele vedere.

Ah per la cronaca, la mia dolcemetà era vestita da Cappuccetto Rosso.

 

Tuttavia la festa in maschera non è stata la sola cosa piacevole del finesettimana.

Difatti il giorno seguente ho dovuto fronteggiare la pacifica e gradita invasione degli jesini.

Una pattuglia di (non più tanto) giovani compatrioti che cala su Milano alla ricerca della vita, della movida perché si sa …. se non è più la Milano da bere è pur sempre la Milano da sorseggiare con avidità.

Che fare? Dove andare?

Mettiamoci pure un tempo da schifo (non pioveva da mesi…d’altronde, ragazzi, se venite su una volta ogni dieci anni, è andata pure bene…poteva nevicare!) e il consueto delirio del centro che durante il sabato di carnevale si trasforma in un campo da battaglia e tutto diviene più difficile.

Tuttavia ciò non ha impedito il classico trittico duomo-galleria-scala, il giro di locali (pre-aperitivo, aperitivo, post cena), la cena esotica (vi porterò giù un barattolo di wasabi) e il vagabondaggio navigli-colonne. E’ mancata la discoteca … oh troppa vita sennò!

 

Domanda al termine di un piovoso finesettimana….

ma perché a Milano il carnevale ambrosiano si festeggia la settimana dopo?

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Confesso, non me lo ricordavo.

Non mi ricordavo che oggi avrebbe compiuto 40 anni, se fosse ancora vivo.

In effetti non sono e non sono mai stato un suo superfan. Ma stamattina, intravedendo quel trafiletto, mi si è riaperto un mondo.

Ho ripensato a quando, quella mattina di inizio Aprile, Daniela venne in classe sconvolta e rimase tutto il giorno con la testa da un’altra parte.

Ho ripensato a quante volte a casa di amici, al mare, ai campi scout ho e abbiamo suonato e risuonato Polly, Come as you are e The Man who sold the world (ritengo la loro cover meglio dell’originale….mi spiace per Bowie e comunque io scoprii Bowie proprio a partire dai Nirvana…).

Ho ripensato alle volte che, nella mia casa in campagna, ci permettevamo il lusso di urlare e ululare impunemente “..tell me where did you sleep last nite”.

Le anime della musica dei Nirvana, per me, sono tutte dentro due dischi, la disperata rabbia di Nevermind e la strisciante tristezza dell’ Unplugged in NY.

E lui era un vero Artista.

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So slowly

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Oggi, 19 Febbraio 2007, è la Giornata della Lentezza

Una giornata per ricordarci che il mondo gira troppo in fretta, non lasciandoci più il tempo di apprezzare le piccole cose, di riflettere su quello che stiamo facendo, di dedicarci come vorremmo a noi stessi e alle persone cui vogliamo bene.

Una giornata per chi vorrebbe vivere e lavorare con lentezza e per chi già lo fa…

 

Di seguito il link dell’associazione promotrice: www.vivereconlentezza.it

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The Boondocks

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Consigli per il fine settimana…questa volta fumetti.

Grazie a Linus ho avuto la fortuna di scoprire questo strepitoso fumetto che è The Boondocks.

E’ la storia di due giovani fratelli afroamericani che abbandonano la violenta città di origine per andare a stare dal nonno a Woodcrest (non so se esista davvero come città o sia immaginaria…poco importa), in un quartiere tranquillo, borghese e prevalentemente bianco.

Seguono vicissitudini varie, dettate dai caratteri dei fratelli.

Huey, il più grande, pensa e agisce come un attivista nero radicale, un intellettuale rivoluzionario .. il tutto alla tenera età di 10 anni.

Il fratellino, Riley, di anni ne ha 8 e si sente un gangsta, vuole diventare il terrore del quartiere ed essere rispettato da tutti.

E poi c’è il nonno….

Il punto di vista dei fratellini Freeman è usato dall’autore per affrontare le contraddizioni, le paure e le disillusioni degli Stati Uniti di oggi.

Vorrei potervi mettere delle strip, ma ho un po’ di difficoltà.

Vi rimando perciò al seguente sito, dove potete trovare una strip nuova ogni giorno (ma in inglese): www.gocomics.com/boondocks (trovate il link anche nella toolbar).

Se avete difficoltà con l’inglese, prendetevi Linus, lì troverete le loro storie in italiano.

Se siete Mtvdipendenti sappiate che, non so in che giorno della settimane (purtroppo a casa mia Mtv è oscurata) e a tarda sera, danno i loro cartoni animati.

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In the name of love

 

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E visto che abbiamo appena citato il reverendo King, ritengo doveroso riportare il testo di Pride, la canzone a lui dedicata dalgi U2

Pride (In The Name Of Love)

One man come in the name of love
One man come and go.
One man come he to justify
One man to overthrow.

In the name of love
What more in the name of love.
In the name of love
What more in the name of love.

One man caught on a barbed wire fence
One man he resist
One man washed up on an empty beach
One man betrayed with a kiss.

In the name of love
What more in the name of love.
In the name of love
What more in the name of love.

Early morning, April four
Shot rings out in the Memphis sky.
Free at last, they took your life
They could not take your pride.

In the name of love
What more in the name of love.
In the name of love
What more in the name of love.

In the name of love
What more in the name of love.
In the name of love
What more in the name of love
.

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Bobby

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Domenica sono andato al cinema a vedere “Bobby” di Emilio Estevez.

Il film mi ha colpito e commosso, per cui ho deciso di riportare il discorso che Robert F. Kennedy tenne a Cleveland, Ohio, il 5 Aprile 1968, affinchè ogni ospite del Dolphin Hotel lo possa leggere. Il giorno precedente, il 4 Aprile 1968, a Memphis, Tennessee, era stato assassinato Martin Luther King….

 

Oggi non è una giornata per fare politica.

Mi sono riservato questa occasione come unico impegno di oggi per parlare brevemente con voi della minaccia insensata che rappresenta la violenza in America e che macchia la nostra nazione e la vita di ciascuno di noi.

Non è la preoccupazione di una sola razza.

Le vittime della violenza sono bianchi e neri, ricchi e poveri, giovani e anziani, famosi e sconosciuti. Sono innanzi tutto, esseri umani che altri esseri umani amavano e di cui avevano bisogno.

Nessuno, indipendentemente da dove viva o da ciò che faccia, può essere sicuro di chi sarà il prossimo a soffrire per un insensato atto di sangue. E tuttavia la violenza continua incessantemente in questo nostro paese. Perché? Che cosa mai ha ottenuto la violenza? Che cosa ha creato?

Quando un Americano toglie la vita ad un altro Americano senza che sia necessario, sia che venga fatto in nome della legge sia contro la legge, da un uomo solo o da una banda, a sangue freddo o in preda al furore, in un’esplosione di violenza o in risposta alla violenza, quando operiamo uno strappo al tessuto della vita che l’altro ha faticosamente e goffamente creato per sé e per i propri figli, quando facciamo questo allora l’intera nazione ne è degradata. Eppure sembra che tolleriamo un crescente livello di violenza che ignora l’umanità che ci accomuna e in ugual misura le nostre pretese di civiltà.

Troppo spesso ammiriamo la spavalderia, la prepotenza e l’uso della forza; troppo spesso giustifichiamo chi è disposto a costruire la propria vita sui sogni infranti di altri esseri umani. Ma una cosa è chiara: la violenza genera violenza, la repressione genera rappresaglia e solo una pulizia di tutta la nostra società potrà estirpare questo male dalla nostra anima.

Perché quando si insegna ad odiare e a temere il proprio fratello, quando si insegna che è un uomo di minor valore per via del suo colore o delle sue idee o della politica che persegue, quando si insegna che chi è diverso da te minaccia la tua libertà o il tuo lavoro o la tua casa o la tua famiglia, allora si impara ad affrontare l’altro non come compatriota ma come nemico, da avvicinare non con collaborazione, ma per con conquistarlo, per soggiogarlo e sottometterlo. Noi impariamo a guardare i nostri fratelli come estranei con cui dividiamo una città, ma non una comunità, uomini legati a noi da uno spazio comune, ma non da un impegno comune.

Impariamo a dividere solo una paura comune, solo un comune desiderio di allontanarci dagli altri, solo una comune spinta a reagire al disaccordo con la violenza.

La nostra vita su questo pianeta è troppo breve, il lavoro da compiere troppo vasto perché questo spirito prosperi ancora a lungo nella nostra nazione. Non possiamo debellarlo con un programma, né con una risoluzione. Ma possiamo forse ricordare, anche solo per un momento, che coloro che vivono con noi sono nostri fratelli, che condividono con noi lo stesso breve arco di vita e che cercano, come noi tutti, solamente la possibilità di vivere la propria vita con uno scopo e nella felicità, conquistandosi la soddisfazione e l’appagamento che possono.

Questo legame dato da un destino comune , dagli scopi comuni può cominciare a insegnarci qualcosa.

Possiamo imparare perlomeno a guardare a chi ci sta intorno come al nostro prossimo e metterci a lavorare con maggior impegno per sanare le ferite che ci sono tra noi e diventare nuovamente fratelli e compatrioti nel cuore.

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Arti marziali

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Quando ero ai primi anni delle elementari, diciamo 6 o 7 anni, non ricordo bene perché finii con l’iscrivermi ad un corso di Judo.

Forse perché questa ventata di oriente in una tranquilla cittadina marchigiana sembrava chissà quale novità, forse perché ci andava qualcuno che conoscevo (non mi sembra però..), forse perché ai miei genitori sembrava una buona idea …mah… comunque, buffo, spaurito e curioso, annegato nel mio kimono bianco, mi accinsi a conoscere i segreti questa arte marziale.

 

La palestra (anzi il dojo) era dentro uno di quei palazzi antichi e un po’ austeri che costellano il centro della mia madrepatria e per entrarvi si doveva scendere sottoterra attraverso una ripida e stretta scala, sembrava di accedere ad un luogo per soli eletti, anche un po’ clandestino…d’altronde noi li si praticava il Judo, mica giocavamo a calcio!

Durò poco, se non ricordo male un anno o poco più – come d’altronde tutti gli sport che avrei intrapreso da allora ad oggi – ma la cosa che più mi divertiva era quando ci facevano fare le capriole. In avanti, indietro, anche partendo da in piedi…

Chi conosce la mia proverbiale agilità può anche non crederci, ma era vero, ci riuscivo pure io.

Oggi le cose sono un po’ diverse. Quando ho provato le capriole nella scorsa lezione di Aikido è venuto fuori un disastro, rimanevo sospeso a mezzaria senza andare né avanti né indietro, e poi il pensiero che mi cadessero gli occhiali o che mi si stirasse il collo o chissà quale altro muscolo o di sbattere la testa…

Ho capito di aver perso quel poco di incoscienza che avevo…

ma per fortuna, dentro al mio kimono, so ancora essere buffo e curioso

 

Il nome Aikido è formato da tre caratteri sinogiapponesi, 合気道, rispettivamente tradotti come armonia (Ai), energia o spirito (ki) e via (do). Quindi l’Aikido può essere tradotto come “la via dell’armonia attraverso l’energia” o “la via per l’armonia dello spirito”. Quando conoscerò meglio questa arte magari ve la racconterò meglio con un altro post

 

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